170-2 - La nuova base

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170-2


MATEMATICA DELLA LUCE


L’opera di Giuseppe O. Longo è una lunga consuetudine con il narrare. Sempre. Non soltanto nei racconti, nei romanzi, nei testi drammaturgici, ma anche negli scritti epistemologici e nell’analisi della comunicazione contemporanea. Proprio perché gli umani sono "creature della comunicazione" (Senso, 1) (1) , nei libri di Longo si intersecano "matematica e poesia [...] estremi opposti delle possibilità linguistiche" (Ivi, 45), si uniscono competenze scientifiche di prim’ordine con una critica severa ma sempre argomentata alle pretese del linguaggio scientifico di esaurire l’ambito del dicibile, a favore invece di un autentico e libero politeismo dei segni, un impero di varianti, di molteplicità, di disseminazioni che rispecchia, comprende e spiega il reale. Un impero che noi stessi - dispositivi semantici - costruiamo respirando, vivendo, immergendo i corpi che siamo nel mare del senso, che è anche il luogo nel quale il presente scaturisce dai ricordi passati e dalle intenzioni future.
La scienza è anch’essa una forma del narrare, è il racconto che molti uomini fanno a se stessi per spiegare con quanta più precisione e chiarezza come sia fatto il mondo, che cosa siano materia, energia, tempo; verso dove converge il divenire, semmai un qualche convergere si dia. Longo dimostra che il linguaggio del sapere scientifico è fatto certo di formule, equazioni e logica ma può anche essere costruito sul narrare, sul linguaggio universale e antico che i singoli e le comunità adottano per comprendere, comunicare e conservare nella memoria individuale e collettiva ciò che hanno appreso.
Questo narratore scienziato ha compiuto un lungo percorso, dalla matematica alla cibernetica, da Shannon a Bateson, dalla forma impassibile dei numeri alla potenza delle passioni. Teorico dell’informazione, Longo ha compreso che essa "sta nelle differenze e che le differenze non sono qualcosa di fisico, che occupi uno spazio. Capii che l’informazione è relativa al destinatario e che dipende dal contesto. Capii che tra l’informazione, le differenze, e l’osservatore c’è un’interazione circolare di tipo autopoietico" (Simbionte, 248). Longo ha compreso che l’informazione è immateriale, pur viaggiando su una grande varietà di supporti fisici, che essa è semantica incarnata nelle menti e nelle loro relazioni. E di questa comprensione l’intera sua opera ci dà testimonianza nei modi della scienza narrata e di una narrazione geometrica.


Alberto Giovanni Biuso


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1  I libri vengono citati all’interno del testo con la sigla del titolo e il numero di pagina. Alle sigle corrispondono i seguenti volumi, ordinati secondo la cronologia di pubblicazione:
Simbionte. Il simbionte. Prove di umanità futura, Meltemi, Roma 2000
Fuoco. Il fuoco completo, Mobydick, Faenza 2000
Golem. Il nuovo Golem Come il computer cambia la nostra cultura, Laterza, Roma -Bari 20034
Cervello. Il cervello nudo, Nicolodi editore, Rovereto 2004
Scenari. Scenari con simbionte, in "Il Giornale della Filosofia", n. 14, anno 5, numero 2, maggio-settembre 2005
Orme. Di alcune orme sopra la neve, Mobydick,
Faenza, 2007
Senso. Il senso e la narrazione, Springer-Verlag Italia, Milano 2008
Fanfara. Squilli di fanfara lontana, Mobydick, Faenza, 2010
Muraglia, Il ministro della muraglia. Racconti dall’abisso con 10 disegni di Loretta Schievano Trasciatti Editore, Lucca, 2010





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