SE ANCORA CI SONO!...



Ho avuto netta la sensazione che sotto le polveri sottili di un paventato cementificio soffochi il debole se non l’ultimo respiro dei partiti politici regionali.
Tanti anni fa mi hanno insegnato - tutt’oggi lo considero insegnamento valido - che la democrazia è veramente tale se vi è reale partecipazione popolare e se esiste reale controbilanciamento tra i poteri.
Su questi principi sono scorsi fiumi d’inchiostro e non è certo mia intenzione tediare il paziente lettore con articolate dimostrazioni dell’assunto: mi permetto qui, insistendo sulla sua validità, di affermare che nella nostra regione, in nome di una malintesa efficienza, questo insegnamento è stato con troppa fretta e troppa disinvoltura messo in un canto.
Evidenti le cause e le responsabilità: la miopia dei partiti politici che - cadute le ideologie - incapaci di governare una società sempre più complessa e consapevole terrorizzati di perdere privilegi e potere, invece di affrontare un radicale rinnovamento, hanno preferito ripararsi sotto le ali protettive dell’uomo della provvidenza di turno (da Berlusconi o Prodi a livello nazionale per finire qui da noi a Illy…).
Il risultato è che la reale partecipazione e il reale controbilanciamento - con forte accentuazione in Friuli Venezia Giulia - sono ormai lettera morta.
La vicenda del Cementificio di Torviscosa è emblematica.
Alcuni mesi addietro cade sulla comunità della Bassa Friulana, come un fulmine a ciel sereno, la notizia della realizzazione di un cementificio in comune di Torviscosa in un’area già fortemente provata per impatto ambientale. Una scelta del governo regionale tanto assurda nel metodo quanto scellerata nel merito.
Immediata la reazione della comunità locale. Si formano comitati, si riuniscono i Consigli comunali, si moltiplicano le assemblee.
Ciò che colpisce sono i comportamenti dei soggetti politici: di fronte alla spontanea, estesa e trasversale partecipazione popolare, l’incredibile (anche se non nuova) infastidita reazione del governatore, l’ennesima prova di ottusa sudditanza al suo presidente della giunta, la debole reazione del Consiglio regionale (se si escludono le reazioni individuali di singoli consiglieri), la quasi totale assenza dei partiti politici (se i escludono presenze marginali sull’uno e l’altro versante).
Il Cementificio non si farà. Deo agimus gratias! Ha sicuramente vinto il buon senso e per la Bassa Friulana è un bene che non lo si faccia, ma più in generale è un bene che nella nostra regione le decisioni importanti maturino in questo modo?
Quanto può tenere un sistema dove la reale partecipazione popolare si mobilita solo contro per cui il reale controbilanciamento sembra essere ad essa delegato?
Sono anni che in questa regione si assiste allo scontro diretto tra governo - o meglio governatore - e popolo.
Esempi: i degassificatori sul golfo, le casse di espansione sul Tagliamento fino all’elettrodotto in Carnia (con l’assurdo di un’assemblea di preti carnici presieduta dal presidente Illy e un’assemblea di sindaci carnici presieduta dal vescovo Brollo)…..
Ma la politica dov’è finita?
E i suoi naturali interpreti - i partiti - dove sono, cosa fanno?
E’ tempo che la Politica torni a pieno titolo a governare la società.
Gli uomini chiamati a funzioni istituzionali ridimensionino la spasmodica ricerca del partito personale sotto non più sostenibili sigle del tipo “gli amici di…” o “gli uomini del…”
I partiti - se ancora ci sono… - trovino la forza del riscatto dal brutto, inutile e dannoso ruolo in cui si sono autoconfinati di “agenzie elettorali” e ritrovino la loro funzione naturale e insostituibile di interpreti dei sogni, delle speranze, dei bisogni, dalla società.

VITTORIO ZANON



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