TORNERÀ AD ONORE DELLA SOCIETÀ...



Questa la storia di una brillante laureata, giovane sposa e madre di un bimbo di pochi mesi. Assunta, dopo la laurea in giurisprudenza da un'importante società di servizi, inizia un’interessante esperienza con ottime prospettive di carriera, ha un bell’ufficio, è apprezzata dai colleghi e dai capi, ma l’imprudente non solo dopo un anno si sposa (un protocollo interno non scritto vivamente sconsiglia fidanzamenti e matrimoni nei primi due anni di impiego) ma resta incinta. Al rientro l’atmosfera è completamente diversa: letteralmente sparito il suo posto e la scrivania, il capoufficio sorpreso del rientro, imbarazzato la prega di attendere. Dopo qualche ora la sistemazione: parcheggiata in un ufficio a smistare corrispondenza. Non solo, “premurosi e saggi” colleghi e colleghe a compiangerla per l’accaduto, a redarguirla per l’imprudenza consumata, taluno addirittura a meravigliarsi che l’ingenua mantenga con il marito il regime della comunione dei beni perché un domani non si sa mai, tal altro non disdegnando fin troppo scontate battute sulla facile reperibilità e garantita efficacia di pillole anticoncezionali! I capi poi con grande sensibilità si preoccupano sì della sua salute e addirittura si complimentano della mantenuta perfetta forma fisica, ma, pur con cortesia, le comunicano che lei non può ambire alla originaria funzione date le circostanze…anzi è fortunata per avere conservato il posto di lavoro. La brillante laureata si ritrova così per otto ore al giorno a smistare corrispondenza o - nel migliore dei casi - a fare da jolly solo per aver scelto di formare una famiglia e di diventare madre. Racconta con sforzo e ritrosia, si capisce la ricerca di comprensione e affetto. Quel che più colpisce è il senso di frustrazione e ancor peggio di colpa che si coglie nel suo sguardo e nel faticoso raccontare…
«La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.»
Così recita l’art. 31 della Costituzione Italiana.
Uno stridente contrasto tra il nobile enunciato costituzionale e la realtà di cui l’episodio narrato è fatto ricorrente ed emblematico.
Lascio alla riflessione del lettore, con l’episodio descritto questo illuminante passo senza altro commento:
«Tra i valori fondamentali collegati alla vita concreta della donna, vi è ciò che è stato chiamato la sua “capacità dell’altro”… Questa intuizione è collegata alla sua capacità fisica di dare la vita. Vissuta o potenziale, tale capacità è una realtà che struttura la personalità femminile in profondità. Le consente di acquisire molto presto maturità, senso della gravità della vita e delle responsabilità che essa implica. Sviluppa in lei il senso ed il rispetto del concreto, … È essa, infine, che, anche nelle situazioni più disperate e la storia passata e presente ne è testimone possiede una capacità unica di resistere nelle avversità, di rendere la vita ancora possibile pur in situazioni estreme, di conservare un senso tenace del futuro e, da ultimo, di ricordare con le lacrime il prezzo di ogni vita umana…Anche se la maternità è un elemento chiave dell’identità femminile, ciò non autorizza affatto a considerare la donna soltanto sotto il profilo della procreazione biologica. Vi possono essere in questo senso gravi esagerazioni che esaltano una fecondità biologica in termini vitalistici e che si accompagnano spesso a un pericoloso disprezzo della donna…In tale prospettiva si comprende il ruolo insostituibile della donna in tutti gli aspetti della vita familiare e sociale che coinvolgono le relazioni umane e la cura dell’altro. Qui si manifesta con chiarezza ciò che Giovanni Paolo II ha chiamato “ il genio della donna”.
Questo implica prima di tutto che le donne siano presenti attivamente e anche con fermezza nella famiglia, “società primordiale e, in un certo senso, ‘sovrana’”, perché è qui, innanzitutto, che si plasma il volto di un popolo, è qui che i suoi membri acquisiscono gli insegnamenti fondamentali…Ogni volta che vengono a mancare queste esperienze fondanti, è l’insieme della società che soffre violenza e diventa, a sua volta, generatrice di molteplici violenze.
Questo implica inoltre che le donne siano presenti nel mondo del lavoro e dell’organizzazione sociale e che abbiano accesso a posti di responsabilità che offrano loro la possibilità di ispirare le politiche delle nazioni e di promuovere soluzioni innovative ai problemi economici e sociali.
Al riguardo, non si può tuttavia dimenticare che l’intreccio delle due attività la famiglia e il lavoro assume, nel caso della donna, caratteristiche diverse da quelle dell’uomo. Si pone pertanto il problema di armonizzare la legislazione e l’organizzazione del lavoro con le esigenze della missione della donna all’interno della famiglia. Il problema non è solo giuridico, economico ed organizzativo; è innanzitutto un problema di mentalità, di cultura e di rispetto. Si richiede, infatti, una giusta valorizzazione del lavoro svolto dalla donna nella famiglia. In tal modo le donne che liberamente lo desiderano potranno dedicare la totalità del loro tempo al lavoro domestico, senza essere socialmente stigmatizzate ed economicamente penalizzate, mentre quelle che desiderano svolgere anche altri lavori potranno farlo con orari adeguati, senza essere messe di fronte all’alternativa di mortificare la loro vita familiare oppure di subire una situazione abituale di stress che non favorisce né l’equilibrio personale né l’armonia familiare. Come ha scritto Giovanni Paolo II,
«tornerà ad onore della società rendere possibile alla madre senza ostacolarne la libertà, senza discriminazione psicologica o pratica, senza penalizzazione nei confronti delle sue compagne di dedicarsi alla cura e all’educazione dei figli secondo i bisogni differenziati della loro et๻.

VITTORIO ZANON



¹ Joseph ratzingher, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel Mondo - Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della Fede - 31 maggio 2004.

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