CE ASTU DENTRI?
Quarant’anni dopo...
Quest’anno la nuova serie de LA PANARIE
compie quarant’anni. Il primo numero
apparve in edicola nel giugno del 1968
dopo che Alfeo Mizzau, brillante uomo
politico, assieme ad un gruppo di studiosi
ed intellettuali friulani, anni prima
aveva recuperato la testata dopo la morte
del suo fondatore Chino Ermacora.
Se la missione de LA PANARIE di Chino
Ermacora era quella di far scoprire un
Friuli luogo di affetti profondi e di dolci
nostalgie, diverso è quello della nuova
serie: sono gli anni della nascita della
nuova Regione, anni di grandi fermenti
e speranze. LA PANARIE ora vuole fare
scoprire un Friuli culturalmente inedito,
non vuole chiudersi nella malinconia di
un antico mondo superato, ma guardare
alla nuova realtà regionale e alla trasformazione
del Friuli penetrato nello spirito
dell’oggi culturale, artistico, sociale
ed economico. Le firme sono quelle di
Dino Virgili, Licio Damiani, Carlo Sgorlon,
Luigi Sobrero, Nereo Perini, Pietro
Mattioni, Sergio Sarti, Dino Manichini,
Geda Jacolutti, Guglielmo Biasutti, Arrigo
Poz (ideatore del logo) e tanti, tanti
altri.
LA PANARIE lungo gli anni consolida e
allarga la sua presenza nella realtà socioculturale
del Friuli, dell’intera regione
e, con i fogolârs (le prestigiose associazioni
dei friulani) sparsi in Italia e nel
mondo intesse una fitta rete di scambi
informativi e culturali.
Anche la vita del LA PANARIE - come tutte
le vite friulane degli uomini e delle
cose - è segnata dalla frattura del devastante
terremoto del maggio del 1976.
All’entusiasmo e alla passione della prima
fase, alimentato dal recente boom
economico e delle aspettative offerte
dalla conquistata autonomia regionale,
succede il periodo del dopo terremoto:
un iniziale smarrimento con la netta sensazione
di aver sepolto sotto le macerie,
con i penati, la stessa identità di popolo.
Poi l’autentico miracolo della ricostruzione
efficiente, rapida e diffusa. Resa
possibile sì dalla solidarietà nazionale
ed internazionale, ma soprattutto da una
straordinaria unità d’intenti nella popolazione
e nelle istituzioni, assurge ad
esempio non solo per l’Italia ma per il mondo intero.
LA PANARIE registra tutto questo nello
scorrere degli anni: gli inevitabili duri
confronti sul come e dove ricostruire il
Friuli, i tormenti della Chiesa friulana,
i fermenti e i gridi d’allarme degli intellettuali
più attenti e sensibili fanno da
costante sfondo alla rinascita del Friuli
che molti vedono rifiorire più bello, certamente
opulento ma irrimediabilmente
compromesso nella sua identità: per
molti è un prezzo troppo alto abbandonare
l’anima sotto le macerie per non far
perdere tempo alla ricostruzione materiale.
Passata l’emergenza vengono meno le
solidarietà politico istituzionali, il dibattito
culturale già alto infiamma la lotta
politica: in piena ricostruzione riscoppia
prepotente la questione friulana.
La giovane regione pur dando prova di
serietà amministrativa, pur governando
con autorevolezza la ricostruzione, pur
riscuotendo stima e fiducia nel consesso
nazionale ed internazionale è pur sempre
percepita da tanta parte dei friulani
come una forzatura politica. Il Friuli e
Trieste sono troppo diversi tra loro per
stare insieme.
Il compromesso faticosamente raggiunto
tanti anni prima - nell’assemblea Costituente
- dal senatore Tiziano Tessitori
che dovette rinunciare alla regione Friuli
e accettare - per non perdere tutto - l’aggregazione
con la Venezia Giulia e, successivamente,
la designazione a scapito
di Udine di Trieste capitale dell’intera
regione, sono ferite ancora aperte per
molti friulani.
Con la questione friulana riprende prepotente
la dura battaglia per l’Università
del Friuli condotta con instancabile determinazione
dal prof. Tarcisio Petracco
per concludersi, dopo la raccolta in suo
sostegno di ben 125.000 firme, con l’inserimento,
all’articolo 26 della legge 8
agosto 1977 n. 546 sulla ricostruzione,
l’istituzione dell’ateneo friulano, la cui
attività accademica inizierà già nel novembre
del 1978.
Sono gli anni in cui LA PANARIE, affidata
alla direzione del prof. Danilo Castellano,
riduce il suo formato a quello attuale,
è particolarmente viva e presente nel
dibattito socio - culturale mentre, accentuando
la sua attenzione verso il settore
storico e filosofico, amplia decisamente
il suo orizzonte.
Ora la nutrita schiera di collaboratori
consente l’espletarsi di una ricca testimonianza
nelle varie discipline umanistiche,
storiche, scientifiche e sociali
rafforzando il suo ruolo di autentico riferimento
nei vari settori del sapere: nel
1984 la direzione è assunta dall’attuale
direttore responsabile Silvano Bertossi.
Nel 1992 Alfeo Mizzau, colpito da grave
malattia, deve lasciare ogni attività e
con essa anche l’editrice e la sua amata
PANARIE. Sono anche gli anni dei profondi
rivolgimenti politici internazionali
e nazionali (nel 1989 è caduto il muro
di Berlino, nel 1992 scoppia in Italia
tangentopoli): un nuovo terremoto, non
fisico ma certamente altrettanto devastante.
LA PANARIE risente - per dirla con il professor
Bruno Londero - di un sussulto di
assottigliamento.
In effetti si percepisce una certa stanchezza
che riflette il disorientamento
causato dai tanti disastri non solo politici.
E’ reale l’eventualità che un’esperienza
si chiuda e si spenga una voce che
dal 1924, salvo poche interruzioni, non
aveva mai cessato di parlare, di testimoniare
delle terre friulane e delle loro
genti.
Prendendo il coraggio con due mani,
non senza patema d’animo pensando ai
personaggi che animarono la rivista per
oltre settant’anni, con tanta incoscienza
e altrettanta passione, sostenuto da mia
moglie, raccolgo il testimone.
In un fondo dal titolo Mal tempo atmosferico…
maltempo politico metto in risalto
ruolo e funzione avuti dalla rivista
figlia e custode della civiltà friulana,
affermo che doveva continuare ad essere
osservatorio e testimone della vita
sociale e culturale del Friuli - ormai profondamente
cambiato - e della Regione
che in trent’anni di vita, seppur figlia di
un compromesso politico, aveva dimostrato
di essere prezioso strumento di
crescita economica per i friulani e per
i giuliani.
Coerentemente si decide che LA PANARIE
recuperi l’originale definizione voluta
da Chino Ermacora “RIVISTA FRIULANA
DI CULTURA” per accentuare il senso
della sua lontana origine del 1924 e per
affermare, con l’indissolubile legame
col passato, la volontà di aprirsi a nuovi
orizzonti: del resto lo stesso Chino Ermacora
nel suo progetto culturale nel
1924 dichiarava esplicitamente l’intento
di allargare le prospettive d’indagine
oltre la configurazione della provincia e
palesava una concezione di Friuli, o meglio
di regione friulana, molto più aperto
con riferimento al contesto geografico
nordorientale, come definito dopo
la Prima Guerra Mondiale: una regione
friulana concepita entro una prospettiva
storica focalizzata nel Friuli del Patriarcato
di Aquileia.
Il 1998, anno del trentennale della nuova
serie, coincide con una fase di ripensamento
e rinnovamento di fronte ai
grandi mutamenti e al prepotente avanzare
della globalizzazione: LA PANARIE
nel convegno dal titolo provocatorio e
significativo “Ce astu dentri?” si interroga
sul proprio percorso e, forte della
sua importante funzione di testimone fin
qui svolta, sente il bisogno di riproporsi
con un rinnovato progetto culturale con
la ridefinizione dell’entità regionale di
riferimento - la provincia - non luogo
emarginato ed emarginante, non luogo
di particolarismi chiuso ed ostile alla
diversità, ma luogo di più avanzato confronto,
di incontro e di scambio.
Gli anni sono volati e la nuova serie
de LA PANARIE compie quarant’anni:
a novembre ci troveremo ancora a festeggiare
sì, ma anche per continuare
la riflessione e la ricerca innescata dieci
anni fa con quel provocatorio “Ce Astu
dentri?”.
VITTORIO ZANON
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