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GUERRINO ERMACORA, Augusta Teodora, I papiri dell'imperatrice
I mosaici bizantini della basilica di San Vitale, a Ravenna, hanno consegnato ai posteri la figura dell'imperatrice Teodora, moglie del grande Giustiniano. La rappresentazione musiva, scintillante d'oro e gloria dell'Occidente, la ritrae tra le sue dame, nello splendore della corte. Teodora fu prostituta d'alto bordo, ballerina famosa e amante di grandi signori. Come poté riscattarsi, farsi amare da Giustiniano e salire al trono imperiale? Il romanzo narra la vicenda di una donna intelligente, ambiziosa, poliglotta, sensibile, ricca di umanità e di ferrea determinazione. Diventata compagna dell'imperatore, seppe rivelare al mondo la tempra del suo carattere e le molteplici qualità, sostenendo lo sposo nei momenti difficili, assecondandolo nella grande opera di restaurazione dell'impero. Giunta in età matura, fu colpita dalla malattia. Desiderosa di raccontare la sua verità personale e di congedarsi dall'esistenza, volle scrivere alcune lettere all'ancella Pulcheria. I papiri, listati di porpora come si conviene a un'imperatrice, documentano la vicenda tragica, gloriosa, e struggente insieme, di un'Augusta imperiale di grande personalità, capace di ritagliarsi il suo posto nella storia e di sopravvivere nel ricordo dei posteri.
Guerrino Ermacora è nato in Friuli nel
1945. Appassionato di storia antica e sorretto
da una buona preparazione filologica,
ha messo a frutto i suoi studi e le numerose
ricerche. Da alcuni anni si dedica con
successo alla letteratura. Ha pubblicato Chi
ha ucciso il curato di San Martino?, 1492
- Juanito va in America, La voce delle pietre
- vita di abba Pafnuzio, Terra di uomini
- gli ultimi giorni del Patriarca Bertrando,
Il centurione e Voci di sapienza - storie,
aneddoti e riflessioni
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ALESSANDRO BERNASCONI-GIOVANNI MURAN, Il testimone di cemento
Molto si è scritto sulla storia d'Italia durante il fascismo e molto ancora si scriverà. Nonostante ciò, della strana amicizia che intercorse fra Mussolini e Hitler, non sono state analizzate tutte le complesse sfaccettature e in particolar modo è stato trascurata la "paura" che il Duce aveva del suo "amico" tedesco. Di questo lato oscuro del rapporto che unì i due dittatori rimangono oggi, sui territori dell'Alto Adige, Veneto e Friuli, i resti della grande linea fortificata che Mussolini volle a difesa della frontiera nord e che noi abbiamo voluto chiamare "Il Testimone di Cemento". Di questa "seconda vita" del "Testimone di Cemento" abbiamo ricostruito sinteticamente l'organigramma difensivo inserendo i dati reperiti negli allegati tecnici: essi possono essere consultati per mezzo del CD allegato al libro. Oggi, per la prima volta nella storia dell'editoria militare nazionale, vengono da noi proposti questi preziosi documenti fotografici provenienti dalle raccolte dell'Archivio Militare di Friburgo, sicuri di offrire ai lettori ed agli appassionati di architettura militare materiale inedito. Con la speranza che il lettore possa appassionarsi leggendo il "Testimone di Cemento" auspichiamo altresì che le escursioni alla scoperta delle opere del Vallo Littorio contribuiscano alla conoscenza degli incomparabili boschi del Cadore, Carnia e Tarvisiano.
Alessandro Bernasconi Giovanni Muran
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ADRIANO DEGANO, Paulêt mi sovèn... Povoletto mi ricorda...
Il volume "Paulét mi sovèn" - Storia, fatti, documenti e personaggi - ha carattere essenzialmente autobiografico. E' uno spaccato di storia, dall'infanzia ai nostri giorni, della vita e della attività professionale di Adriano Degano che è stato anche protagonista di taluni fatti importanti avvenuti nel paese natale, dall'avvento del Fascismo alla seconda guerra mondiale, dalla Resistenza partigiana alla rinascita postbellica. Si seguono le tappe dello straordinario cambiamento sociale, economico e culturale di Povoletto iniziato con la costruzione dell'asilo infantile, divenuto scuola media e ora palazzo comunale. Si mette in risalto l'eccezionale fioritura di attività industriali, associative, musicali e la prevista realizzazione di un museo archeologico, con i reperti dei Savorgnan e la Collezione d'arte Degano. Vengono pure ricordate le varie attività che hanno impegnato l'autore in Friuli, a Roma e nell'ambito internazionale.
Adriano Degano è nato a Povoletto (Udine) nel 1920;
dottore in lettere, pubblicista, cavaliere di gran croce OMRI, commendatore del Santo Sepolcro, membroo delle Accademie, Teatina per le scienze, BurckHardt e Tiberina di Roma.
A Povoletto: già segretario del CNL comunale; responsabile mandamentale della S.A.P. del Fronte della Gioventù democratica, tenente onorario EI; ha ottenuto nel 1946 la restituzione dei Beni Marsure, ha presieduto il Comitato costruzione asilo infantile (ora Municipio) e organizzato le "Quarte d'Avost"; ha promosso l'istituzione della Biblioteca comunale donando 2000 volumi.
Già vice presidente della F.A.C.E. ( Famiglia Artisti Cattolici Ellero di Udine), ha diretto la rivista trimestrale, promosso gli itinerari artistici con il prof. Carlo Mutinelli.
E' stato Consigliere della Società Filologica friulana, dell'EPT di Udine e dell'EMU.
Dirigente generale INPS preposto all'Ufficio rapporti internazionali, è stato anche membro della Commissione C.E.E. per la sicurezza sociale dei lavoratori migranti, a Bruxelles, dell'ufficio internazionale dell'INAS/CISL, del Comitato esecutivo CIDA, vice segretario nazionale dirigenti INPS e presidente dell'Unione nazionale circoli dell'INPS. Ha organizzato convegni internazionali e proposto semplificazioni burocratiche e leggi, fra le quali, di eccezionale importanza, l'emendamento alla Legge 30 Aprile 1969, n° 153, che ha reso possibile la concessione della pensione italiana ai sessantenni che avessero prestato servizio militare prima dell'espatrio; nonché l'accordo italo-svizzero per il pagamento delle pensioni elvetiche di invalidità ai rimpatriati.
E' consigliere dell'Ente Friuli nel Mondo ed è stato vicepresidente del comitato reg. FVG emigr. Ha ricevuto numerosi premi: la medaglia d'oro EPT di Roma, l'"Alare d'argento" EPT di Udine, il "Nadal furlan" a Buja, l'"Epifania" a Tarcento, il "Merit furlan", ecc.
E' il presidente del " Fogolar Furlan" di Roma dal 1974, direttore della rivista omonima, fondatore (1979) del premio " Giovanni da Udine - Presenza friulana a Roma e nel Lazio" (9 edizioni di cui 2 in Quirinale), fondatore e vice presidente vicario dell'Unione Associazioni Regionali di Roma e Lazio (UNAR), presidente internazionale UCEMI-Migrantes, rotaryano Paul Harris ecc.
Ha organizzato la mostra " 50 anni di Friuli a Roma" (2002) inaugurata dal card. Angelini e dal presidente della Camera Casini.
E' cittadino onorario di Venzone per l'opera pro terremotati e di Povoletto, cui ha donato oltre 250 opere d'arte per la costituenda collezione comunale Degano, alla quale aggiungerà altrettante opere antiche e moderne.
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VICTORIA DRAGONE, Schegge
Bastano i titoli delle trenta schegge liriche di Victoria Dragone a dichiarare l'unità tematico-emotiva di questa silloge: sono altrettanti lemmi del lessico d'un discorso amoroso sospeso tra epifanie ed evanescenze, tra attese e rimandi, sotto il segno dell'incompiutezza e, alla fine, della solitudine, ultimo approdo dell'impermanenza dei sogni e degli incontri. Dissolventisi, sogni ed incontri, gli uni negli altri; appartenenti, si direbbe, sempre ad altro tempo, passato o a venire. Similmente gli abbracci, gli amplessi, fremano di franca sensualità ma anche del senso della caduta: l'anima conosce strapiombi abissi inferni dai quali sogna salvezza di voli.
Mario Turello
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FEDERICA RAVIZZA, Sergio Maldini il sogno di una casa
Nostalgia e curiosità, pacate sorprese e guizzi inaspettati, rivelazioni che a volte stupiscono sono state ritrovate in un epistolario risalente ad oltre trent'anni fa. Ed è sempre un'emozione quando ci si addentra in uno spaccato di vita passata che ci si svela, però, com'era nell'immediatezza di allora. Ma se a scrivere è Sergio Maldini e se certe sue lettere si ritrovano poi riportate pari pari in un romanzo di successo, un'euforia archeologica paraletteraria ci prende e si pensa: vediamo cosa scrive, cosa dice, e sembra di potergli carpire un segreto del mestiere, di essere alle sue spalle mentre compone. È la Casa a Nord-Est che si va facendo in questo epistolario, quella vera e contemporaneamente quella letteraria. Sergio Maldini scrive a Toni Cester Toso, l'architetto che cura il restauro del rustico di Santa Marizza e scopriamo allora che certe risposte che lei invia al suo committente verranno poi riportate anch'esse nel romanzo. Un carteggio allegro, ricco di notizie, con una gamma di sensazioni e capricci e dettagli ora minimi ora di una certa rilevanza critica, lettere che rivelano due caratteri forti che si compiacciono di battibecchi e rimandi, che si pungono con sottili ironie consapevoli sempre di una grande amicizia che li lega. È un Maldini beffardo e affettuoso che si svela, che pare già investito dal suo alter ego Marco Gregori mentre "l'ilare ubiquitaria Cester Toso", che nel romanzo diverrà Melita Schuster, è puntuale e ironica nelle sue missive. I due non sono soli, nelle lettere attorno a loro un rutilante caleidoscopio di personaggi, famigliari, amici, famigli, un mondo coeso di dolci paesaggi, di innumerevoli incontri conviviali pervaso da una douceur de vivre che pare quasi settecentesca. Ritroviamo una intera generazione di personaggi friulani e non si può non andare alla loro lontana giovinezza cercando di rivederli quando ancora non sapevano che si sarebbero incontrati in quella Casa a Nord-Est e dopo, ancora, nelle pagine del romanzo. Una sera d'autunno del 1983 suona l'orchestra, apre le danze per una gentile consuetudine la contessa Giuliana Canciani Florio nel canevon; è la sera dell'inaugurazione, il licôf, dopo il restauro di quel rustico a Santa Marizza che diventerà famoso. Sono in tanti a festeggiare: Toni Cester Toso, Elio Bartolini, Piero Fortuna, Roberto Foramitti e ristoratori e artigiani e maestranze, amici e ospiti in un composito affresco che accoglie tutte le classi sociali attorno a Sergio e Franca Maldini novelli padroni di casa. In una ideale foto di gruppo li vediamo ancora in quell'immenso vano rustico, "l'arca sepolta", mentre le danze si intrecciano.
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ALAN BRUSINI, Il tempo di Oscar
La storia va dal 1935 fino quasi ai giorni nostri. Molto di quello che
è accaduto in Friuli in questo periodo, trova i suoi riscontri nel
narrato attento e ricettivo dell'autore. E con questi materiali egli
ricompone liberamente, con opera di reinvenzione, un vasto affresco di
vita paesana. Se non possiamo parlare di "saga" è perchè Brusini rifugge
dai toni solenni e porge la storia con tono colloquiale. Uno spaccato di
vita in cui ogni paese del Friuli può vedersi allo specchio. Dunque è
anche un documento antropologico: storia nostra.
Andreina Nicoloso Ciceri
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AA.VV., LA TIERCE CJARANDE a cura di Roberto Iacovissi
... Tancj agns indaûr o ài vût la fortune
di cognossi Domenico Zannier
e Galliano Zof; o ài cetant vîf
il ricuart de lôr passion de clape
poetiche de “La Cjarande”; de scolte
atente e dal fuart sosten di Feo di
Bean, che cu “La Nuova Base” al
publicà, cul titul “La Cjarande” la
prime racolte di cheste clape...
... Cun la stampe de “Tierce Cjarande”,
La Nuova Base lant daûr di Feo
di Bean e ûl ancjemò onorâ chescj
coragjôs pionîrs che fuarts dome
dal amôr pe lôr tiere e la lôr lenghe
a onori cui lôr scrits e lis lôr oparis
tes espressions plui genuinis...
... Tanti anni fa ho avuto la fortuna
di conoscere Domenico Zannier
e Galliano Zof; ho vivo il ricordo
del loro entusiasmo nell’esporre
l’idea del gruppo poetico de “La
Cjarande”, dell’attento ascolto e
dell’incondizionato sostegno di Alfeo
Mizzau che con La Nuova Base
pubblicò con il titolo “La Cjarande”
la prima raccolta di poesie di questo
sodalizio...
... Con la pubblicazione de “La tierce
Cjarande” La Nuova Base, nel
solco tracciato da Alfeo Mizzau,
onora dunque quei coraggiosi pionieri
che forti del solo amore per
la loro terra e la loro lingua hanno
saputo onorarla con i loro scritti e
le loro opere nelle espressioni più
genuine...
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RACHELE DI LUCA, Il cuore e le sette spade
È l'anno del Signore 1759.
La villa di San Giorgio riaffiora dall'oscurità del tempo con i suoi odori di laguna e acque stagnanti, di umidità e fuliggine, di fatica. Con le sue strade polverose che biancheggiano sotto la luna. Con i suoi fiumi placidi e le sue rogge mormoranti, e gli arativi e gli incolti e le foreste di carpini bianchi, frassini ossifilli e pioppi tremuli...
È l'anno del Signore 1759.
Distante, ma non sprofondato nel fluire dei secoli, né insabbiato nella memoria. Vivido, brillante di colori che lo strappano all'oblio, perché, riaccendendosi nella descrizione narrativa, gli restituiscono presenza e spessore.
Forse è l'azzurrarsi della candela che si spegne lentamente davanti all'ancona in calle degli Apostoli. O sono i malinconici occhi di suor Giustina, inquieti e mobili dietro la grata del parlatorio, nella penombra del convento veneziano. Forse i capelli del signorino Carlo Emanuele, lucidi di sfumature di miele come quelli della madre, l'illustrissima contessa Giacoma, figlia del maestro fabbro ferraio... O magari è il chiarore di luce del lenzuolo di Clara, inondato di sole, o i fiorami sgargianti degli scarpetti di Dorina, che vola leggera sui pavimenti a terrazzo, o ancora i tabarri e i tricorni nero notte del protomedico e del protochirurgo giunti appositamente da Gorizia, su indicazione del Consiglio di Sanità di Gradisca.
Perché il 1759 è l'anno del morbo sconosciuto e della grave mortalità, delle polveri misteriose e dei cadaveri dissezionati, delle famiglie stremate e dei cimiteri spostati, delle diagnosi taciute, delle paure e delle speranze.
In allora ebbe origine il voto.
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BRUNO LONDERO, Lo sviluppo dell’istruzione tra Otto- e Novecento: il caso Friuli
Questo volume rappresenta la continuazione del precedente lavoro: La scuola friulana
postunitaria – Saggi e documenti 1866-1881 (La Nuova Base Editrice, Udine 2005), ed è
impostato per saggi, in parte già pubblicati in riviste locali, ma ora aggiornati, riordinati o
rielaborati, relativi alle seguenti quattro sezioni: Istruzione primaria, Istruzione magistrale,
Istruzione classica, Istruzione tecnico-professionale.
Le fonti utilizzate sono state reperite, oltre che nell’Archivio Centrale dello Stato, in
Archivi comunali o scolastici locali, oppure in alcune pubblicazioni risalenti al periodo in
esame, cioè, grosso modo, al periodo che va dagli anni Ottanta del sec. XIX allo scoppio
della Grande Guerra.
Percorrendo i vari saggi, è possibile rilevare i tempi ed i modi dello sviluppo dei singoli
ordini scolastici in Friuli, tra i due ultimi decenni dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento,
caratterizzati, quest’ultimi, dall’incisiva svolta giolittiana: uno sviluppo in verticale,
nel senso dell’incremento della frequenza, ed uno sviluppo in orizzontale, nel senso
dell’espansione delle iniziative scolastiche in ambito provinciale; e ciò insieme alla comparsa
ed al progressivo aumento della frequenza dell’elemento femminile negli istituti medi
di primo e secondo grado.
A loro volta, le fasi dello sviluppo dell’istruzione in Friuli sono rapportate alle condizioni
socio-economiche delle provincia di Udine, e confrontate con il maggiore o minore sviluppo
dell’istruzione nelle altre aree nazionali.
Questo volume, che abbraccia più di trent’anni di storia dei fondamentali percorsi educativi
in Friuli, vuol rappresentare un modesto contributo dell’autore alla propria terra, in un
settore di ricerca finora carente e lacunoso, limitato, almeno per il periodo postunitario, solo
a pubblicazioni dedicate a singoli Istituti scolastici.
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GIANFRANCO D'ARONCO, Il Friuli a mezzadria
Questo libro nasce da una scelta antologica degli articoli, pubblicati
dal 1945 al 2008, sul tema dell'autonomia regionale.Nelle pagine del
libro compare sempre una linea costante: la rivendicazione di un Friuli
che venga finalmente e istituzionalmete riconosciuto come una realtà a
sé.Il libro richiama tante voci di uomini di buona volontà: a cominciare
da quelle di Tiziano Tessitori e di Giuseppe Marchetti, che hanno
lasciato il segno, rivendicando la dignità e l'onore di un popolo
friulano e cristiano, non ancora ingoiato da comunismi e sviluppismi,
materialissti e capitalisti insieme.
La posizione degli autonomisti è dettata dalla logica più elementare.
Eppure i duri a capire sono in molti. C'è l'impressione, o l'illusione,
che oggi le cose vadano appena appena migliorando: naturam expellas
furca, tamen usque recurret. Tempo verra.
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LARA SCIFONI, Finalmente il vento
Un libro a due mani: poesie di Lara Scifoni commentate dagli acquerelli
del padre, Massimo Scifoni. Una collaborazione d'amore, una sintonia
dello spirito. Il titolo del volume è ripreso dal titolo del primo carme
della silloge, collegato al testo è un volto bellissimo di donna reso
con fruscio di evanescenze solari. Le liriche di Lara si intessono di un
cangiare di sentimenti, di riflessioni, di sommovimenti dell'animo, di
gioiosi stupori, di passaggi ombrosi, di frammenti di memorie, un
aprirsi e un ritrarsi, un rivelarsi e un nascondersi. Sono sottesi
d'energia e d'inquietudine, di leggerezza e di tensione, sereni e turbati.
Massimo è un pittore che ama operare in appartato silenzio.La sua
pittura reclina nell'interiorità, egli è sperimentatore solitario di
temi e linguaggi. Le sue opere imprimono paesaggi con filigrane di segni
delicatamente chiaroscurati che danno all'immagine una fermezza
incantata. (dalla prefazione di Licio Damiani)
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PATRIZIO RASSATTI, Una morte per due
Ambientato in regione e opera seconda del giallista nostrano Patrizio Rassatti, Una morte per due ed é un romanzo atipico poiché mescola in sé vari livelli di lettura che vanno dal noir, alla denuncia sociale fino al saggio didattico, realizzando una sapiente mistura che cattura il lettore appassionandolo. Come già nel precedente La bestia nera, il lavoro che ha rivelato al pubblico l'autore, la storia vede protagonista il commissario Angeletti, il quale, assegnato alla questura di Udine a passare inutili carte, all'improvviso si trova reintegrato nell'organico investigativo e in servizio attivo. Ben presto si accorge però che qualcosa non quadra in questo nuovo impegno e subito si trova al centro di un intricato viluppo di menzogne, doppiezze e bugie agite anche da chi sembra essergli più vicino, tanto che anch'egli nel corso della narrazione diventa qualcun altro infilandosi in un tunnel dal quale non vorrebbe più uscire: la scuola italiana.
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SERGIO GERVASUTTI, Uccidete Mussolini - Il duce nel mirino fino all'epilogo di Dongo
E' una appassionante rievocazione che mette a fuoco da un'angolatura insolita un aspetto poco approfondito e divulgato del ventennio fascista: l'opposizione violenta a Mussolini, di cui emergono risvolti privati che ne rivelano aspetti umani solitamente ignorati dalla storiografia.
Sono riscostruiti gli attentati al duce e le esecuzioni delle condanne a morte che ne seguirono, ma anche le tragedie di Matteotti, dei fratelli Rosselli, del processo di Verona; sullo sfondo, i difficili rapporti nella famiglia Mussolini, i contrasti sotterranei nell'alleanza italo-tedesca, la vita nei luoghi di confino, l'attività degli esuli, i dissidi tra gli antifascisti all'estero: argomenti che ancora suscitano vivaci polemiche.
L'itinerario si conclude ovviamente a Dongo, dove Mussolini finì nel mirino degli avversari per l'ultima volta, con il seguito delle lugubrivicissitudini della salma vilipesa, trafugata e nascosta. Il capitolo finale, quasi un'appendice, si sofferma sulla tribolata nascita della Reppublica, costellata di eventi non privi di mistero.
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GIOVANNI P. NIMIS, Racconto friulano
Aquileienses sumus ... Sullo sfondo visionario e fantasticato degli eventi che portarono allo strappo di Aquileia
dal potere di Roma imperiale e papale, due figure si confrontano, si misurano, si sfidano: Acerbio, vescovo
irreprensibile osservante della gerarchia ecclesiastica ed insieme distaccato e lontano dalla storia della diocesi,
proiettato su una inutile quanto egocentrica ricerca della perfezione, oppresso dalla sua minima statura, e Quaranta,
impetuoso e sanguigno parroco della collina, uomo dalle passioni semplici e schiettamente terrene, interprete della diversità
della sua gente attraverso l'assunzione dello scisma aquileiese come metafora di una volontà di autodeterminazione, di indipendenza
e di libertà che gli abitanti della collina hanno sempre rivendicato, anche nei momenti più drammatici della loro storia, come
quando erano insorti" contro la croce uncinata del Reich, anche se per pochi giorni soltanto di repubblica partigiana".
Lo scontro è a monte della vicenda narrata, tra due figure contrapposte e inconciliabili, tra due approcci alla realtà
diversamente orientati, tra due visioni antitetiche del mondo: e tuttavia esso è destinato ad accrescersi lungo il percorso
del racconto, ponendo in aperto conflitto la dimensione del potere e della gerarchia con quella della libera rappresentazione
di sé e della ricerca di una appartenenza religiosa in sintonia con l'identità popolare. Non senza ironia e critica pungente
verso ogni forma di rigido dogmatismo, sia di impronta religiosa e accademica che di marca autonomista, nell'alternarsi dei due
protagonisti antagonisti sulla scena narrativa si insinuano, attraverso ricostruzioni ad alta intensità inventiva, figure icone
della storia che hanno rappresentato momenti decisivi nella formazione dell'originaria comunità aquileiese, il cui coraggioso
atto di sfida al potere teocratico, celebrato nella solenne e ambiziosa figurazione dell'Idea di Quaranta, diventa la rappresentazione.
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DIEGO CARPENEDO, Valussi Ioannes Pacificus
...Il fischietto del capotreno emise il segnale convenuto ed il convoglio
si mosse abbandonando la stazione di Firenze diretto a nord. Era
il tardo pomeriggio del 18 agosto 1866. Il sole si trovava nel segno
zodiacale del Leone. La giornata era stata torrida ed il movimento del
treno causò una corrente d’aria che procurò sollievo ed un senso di
benessere a Valussi. Si disse: “Il viaggio sarà lungo. Mi conviene mettermi
comodo e sperare che a nessuno venga in mente di entrare nel
mio scompartimento. Avrò tutto il tempo per pensare al da farsi una
volta giunto a Udine”.
Estrasse dalla tasca la copia del telegramma del Sella che il segretario
di Ricasoli gli aveva consegnato e lo rilesse per l’ennesima volta:
Prego mandare immediatamente Udine Pacifico Valussi, che io nomino
deputato provinciale e segretario Camera commercio, di cui ho
necessità per molte ragioni specialmente in vista condizioni fatte da
armistizio.
Diego Carpenedo è un ingegnere noto però,
più che per la sua attività professionale peraltro
molto intensa negli anni sessanta e settanta,
per la sua attività politica sui banchi del consiglio
comunale di Paluzza (dove è nato), del
consiglio provinciale di Udine, del consiglio
regionale del Friuli Venezia Giulia e su quelli
del Senato della Repubblica.
La Nuova Base ha già pubblicato, dello stesso
autore, “La Compagnia Fucilati” e quattro volumi
di “Cronache Friulane”, dedicati alle vicende
della Provincia di Udine negli anni compresi
tra il 1918 ed il 1948.
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LICIO DAMIANI, Arcipelago della memoria
Come quella di tutti i veri scrittori mediterrani, l’indole di Damiani è un pò pagana, e significa adesione calda e voluttuosa alla bellezza del mondo. Ma la felicità della sua pagina è notevole anche perché essa dispone dello spessore prospettico creato dalla malinconia, da momenti di stanchezza e di stordimento, dal dissolvimento dei sentimenti in una specie di rêverie e di sognante monologo. Ad esempio, il mare in
lui non è soltanto il luogo che fa sentire più forte la gioia di esistere; è anche qualcosa di sterminato che scioglie i pensieri e fa nascere il desiderio di andar lontano, quando si vedono partire i bragozzi da pesca e sfilare le vele colorate all’orizzonte.
Carlo Sgorlon
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EROS SCHIFF, Dissolvenze
Nel trovarmi tra le mani la nuova raccolta di poesie di Eros Schiff, Dissolvenze, ho subito pensato al breve opuscolo Quello che resta da fare ai poeti di Umberto Saba, pubblicato postumo nel 1957. Fin dalle prime righe del testo, senza tanti giri di parole, il poeta triestino si schiera a favore della poesia manzoniana, che si contrappone alle Laudi e alla Nave di D'Annunzio. Da un lato quindi "la costante e rara cura di non dire una parola che non corrisponda perfettamente alla sua visione" e dall'altro l'esagerazione che spinge passioni e ammirazioni ad oltrepassare l'ispirazione, "al solo e ben meschino scopo di ottenere una strofa più appariscente, un verso più clamoroso". Ai poeti quindi resta da fare la poesia onesta. Nei versi di Eros Schiff la sincerità non manca e l'ispirazione è fatta di "un'inaspettata freschezza, uno scorcio di spettatore o di paesaggio, una diversa stagione od ora del giorno". La sua poesia ben si guarda dal forzare l'espressività, in nome della gloria e della religione dell'arte. Con lunga disciplina infatti, l'animo del giovane poeta si è preparato a ricevere le grazie della creazione, analizzando a fondo la propria coscienza, "cercando sempre di ricordare lo stato d'animo che ha generato i versi".
Marianna Deganutti
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MARIO BLASONI, Cento udinesi raccontano 3
Blasoni raccoglie, in questo terzo volume di Cento udinesi raccontano, persone e personaggi di Udine dei quali ha, negli ultimi anni (2005-2006), presentato le vicende nella rubrica del Messaggero Veneto che s'intitola, appunto, Vite di udinesi. ... Leggendo, nella sequenza del volume, i contributi, uno finisce per trovarsi in luoghi noti o segreti, per accostarsi a figure di un passato che occupa intorno al mezzo secolo, a persone note o anche sconosciute, appartenenti ai più diversi ambiti, ma per qualche motivo interessanti. Esse hanno, in ogni caso, contribuito a dare alla città il volto che le conosciamo; molte sono operanti ancora oggi, oppure le stagioni trascorse, da quando si affermarono o furono più a lungo presenti, le hanno distolte dalla memoria. In ogni caso, il preciso e cordiale recupero che ne fa Blasoni, rende la lettura grata, perchè egli riesce pianamente a ravvivare immagini che ricompongono atmosfere trascorse e fanno riaffluire i tempi.
Novella Cantarutti
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GUIDO BARBARO, Udine nel XIV° secolo
La lettura scorrevole grazie a un dettato senza fronzoli, come
si addice allo scrittore che ha dimestichezza con la prosa
scientifi ca, e l’avvicendarsi vario e curioso degli argomenti
non possono nascondere che Udine nel XIV è un libro di
notevole impegno sia nell’approfondimento sia nelle sintesi
delle problematiche... Sarà privilegio e piacere del lettore
lasciarsi perciò trasportare da guida sicura nel mondo così
lontano, eppure indefi nibilmente prossimo, della piccola, ma
vivace e perfi no multi e interculturale Udine Medievale...
dalla prefazione di Alessio Persic
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