Sergio Gervasutti - UCCIDETE MUSSOLINI

SERGIO GERVASUTTI, Uccidete Mussolini - Il duce nel mirino fino all'epilogo di Dongo

E' una appassionante rievocazione che mette a fuoco da un'angolatura insolita un aspetto poco approfondito e divulgato del ventennio fascista: l'opposizione violenta a Mussolini, di cui emergono risvolti privati che ne rivelano aspetti umani solitamente ignorati dalla storiografia.
Sono riscostruiti gli attentati al duce e le esecuzioni delle condanne a morte che ne seguirono, ma anche le tragedie di Matteotti, dei fratelli Rosselli, del processo di Verona; sullo sfondo, i difficili rapporti nella famiglia Mussolini, i contrasti sotterranei nell'alleanza italo-tedesca, la vita nei luoghi di confino, l'attività degli esuli, i dissidi tra gli antifascisti all'estero: argomenti che ancora suscitano vivaci polemiche.
L'itinerario si conclude ovviamente a Dongo, dove Mussolini finì nel mirino degli avversari per l'ultima volta, con il seguito delle lugubrivicissitudini della salma vilipesa, trafugata e nascosta. Il capitolo finale, quasi un'appendice, si sofferma sulla tribolata nascita della Reppublica, costellata di eventi non privi di mistero.



Giovanni p. Nimis - RACCONTO FRIULANO

GIOVANNI P. NIMIS, Racconto friulano

Aquileienses sumus ... Sullo sfondo visionario e fantasticato degli eventi che portarono allo strappo di Aquileia dal potere di Roma imperiale e papale, due figure si confrontano, si misurano, si sfidano: Acerbio, vescovo irreprensibile osservante della gerarchia ecclesiastica ed insieme distaccato e lontano dalla storia della diocesi, proiettato su una inutile quanto egocentrica ricerca della perfezione, oppresso dalla sua minima statura, e Quaranta, impetuoso e sanguigno parroco della collina, uomo dalle passioni semplici e schiettamente terrene, interprete della diversità della sua gente attraverso l'assunzione dello scisma aquileiese come metafora di una volontà di autodeterminazione, di indipendenza e di libertà che gli abitanti della collina hanno sempre rivendicato, anche nei momenti più drammatici della loro storia, come quando erano insorti" contro la croce uncinata del Reich, anche se per pochi giorni soltanto di repubblica partigiana". Lo scontro è a monte della vicenda narrata, tra due figure contrapposte e inconciliabili, tra due approcci alla realtà diversamente orientati, tra due visioni antitetiche del mondo: e tuttavia esso è destinato ad accrescersi lungo il percorso del racconto, ponendo in aperto conflitto la dimensione del potere e della gerarchia con quella della libera rappresentazione di sé e della ricerca di una appartenenza religiosa in sintonia con l'identità popolare. Non senza ironia e critica pungente verso ogni forma di rigido dogmatismo, sia di impronta religiosa e accademica che di marca autonomista, nell'alternarsi dei due protagonisti antagonisti sulla scena narrativa si insinuano, attraverso ricostruzioni ad alta intensità inventiva, figure icone della storia che hanno rappresentato momenti decisivi nella formazione dell'originaria comunità aquileiese, il cui coraggioso atto di sfida al potere teocratico, celebrato nella solenne e ambiziosa figurazione dell'Idea di Quaranta, diventa la rappresentazione.



Diego Carpenedo - VALUSSI IOANNES PACIFICUS

DIEGO CARPENEDO, Valussi Ioannes Pacificus

...Il fischietto del capotreno emise il segnale convenuto ed il convoglio si mosse abbandonando la stazione di Firenze diretto a nord. Era il tardo pomeriggio del 18 agosto 1866. Il sole si trovava nel segno zodiacale del Leone. La giornata era stata torrida ed il movimento del treno causò una corrente d’aria che procurò sollievo ed un senso di benessere a Valussi. Si disse: “Il viaggio sarà lungo. Mi conviene mettermi comodo e sperare che a nessuno venga in mente di entrare nel mio scompartimento. Avrò tutto il tempo per pensare al da farsi una volta giunto a Udine”. Estrasse dalla tasca la copia del telegramma del Sella che il segretario di Ricasoli gli aveva consegnato e lo rilesse per l’ennesima volta: Prego mandare immediatamente Udine Pacifico Valussi, che io nomino deputato provinciale e segretario Camera commercio, di cui ho necessità per molte ragioni specialmente in vista condizioni fatte da armistizio.

Diego Carpenedo è un ingegnere noto però, più che per la sua attività professionale peraltro molto intensa negli anni sessanta e settanta, per la sua attività politica sui banchi del consiglio comunale di Paluzza (dove è nato), del consiglio provinciale di Udine, del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e su quelli del Senato della Repubblica. La Nuova Base ha già pubblicato, dello stesso autore, “La Compagnia Fucilati” e quattro volumi di “Cronache Friulane”, dedicati alle vicende della Provincia di Udine negli anni compresi tra il 1918 ed il 1948.



Licio Damiani - ARCIPELAGO DELLA MEMORIA

LICIO DAMIANI, Arcipelago della memoria

Come quella di tutti i veri scrittori mediterrani, l’indole di Damiani è un pò pagana, e significa adesione calda e voluttuosa alla bellezza del mondo. Ma la felicità della sua pagina è notevole anche perché essa dispone dello spessore prospettico creato dalla malinconia, da momenti di stanchezza e di stordimento, dal dissolvimento dei sentimenti in una specie di rêverie e di sognante monologo. Ad esempio, il mare in lui non è soltanto il luogo che fa sentire più forte la gioia di esistere; è anche qualcosa di sterminato che scioglie i pensieri e fa nascere il desiderio di andar lontano, quando si vedono partire i bragozzi da pesca e sfilare le vele colorate all’orizzonte.

Carlo Sgorlon



Eros Schiff - DISSOLVENZE

EROS SCHIFF, Dissolvenze











Mario Blasoni - CENTO UDINESI RACCONTANO 3

MARIO BLASONI, Cento udinesi raccontano 3

Blasoni raccoglie, in questo terzo volume di Cento udinesi raccontano, persone e personaggi di Udine dei quali ha, negli ultimi anni (2005-2006), presentato le vicende nella rubrica del Messaggero Veneto che s'intitola, appunto, Vite di udinesi. ... Leggendo, nella sequenza del volume, i contributi, uno finisce per trovarsi in luoghi noti o segreti, per accostarsi a figure di un passato che occupa intorno al mezzo secolo, a persone note o anche sconosciute, appartenenti ai più diversi ambiti, ma per qualche motivo interessanti. Esse hanno, in ogni caso, contribuito a dare alla città il volto che le conosciamo; molte sono operanti ancora oggi, oppure le stagioni trascorse, da quando si affermarono o furono più a lungo presenti, le hanno distolte dalla memoria. In ogni caso, il preciso e cordiale recupero che ne fa Blasoni, rende la lettura grata, perchè egli riesce pianamente a ravvivare immagini che ricompongono atmosfere trascorse e fanno riaffluire i tempi.

Novella Cantarutti



Guido Barbaro - Udine nel XIV° secolo

GUIDO BARBARO, Udine nel XIV° secolo

La lettura scorrevole grazie a un dettato senza fronzoli, come si addice allo scrittore che ha dimestichezza con la prosa scientifi ca, e l’avvicendarsi vario e curioso degli argomenti non possono nascondere che Udine nel XIV è un libro di notevole impegno sia nell’approfondimento sia nelle sintesi delle problematiche... Sarà privilegio e piacere del lettore lasciarsi perciò trasportare da guida sicura nel mondo così lontano, eppure indefi nibilmente prossimo, della piccola, ma vivace e perfi no multi e interculturale Udine Medievale...

dalla prefazione di Alessio Persic


BRUNO LONDERO, Giosue Carducci e i problemi della scuola secondaria classica (1998), pp. 232.

L'autore, già docente di lettere italiane e latine al liceo "Stellini" e preside dell'istituto magistrale "Percoto" di Udine, oggi presidente del comitato udinese della Società Dante Alighieri e vicepresidente dell'Accademia Udinese di Scienze, Lettere e Arti, ha al suo attivo molte pubblicazioni scientifiche sulla storia della scuola friulana dopo l'unità, apparse su "La Panarie", ed un saggio specifico su Carducci e il Friuli (1995). E proprio della presenza del poeta nella nostra terra - e non solo - in qualità di ispettore scolastico tratta il saggio del 1998: lo spunto è dato dal rinvenimento a Roma, presso l'Archivio centrale dello Stato, della relazione stesa dal Carducci nel 1880 a proposito dello "Stellini", considerato sin da allora come una delle scuole migliori del regno. Ne esce un'immagine poco nota e sorprendente del Carducci, analizzata su documenti inediti e talora autografi, nelle vesti di devoto difensore della cultura e della scuola classica presso tutti gli istituti da lui visitati - e valutati - in varie regioni italiane. Il volume si presta ad essere letto e studiato come un importante tassello non solo di storia della scuola o della letteratura, ma anche come un autentico spaccato di storia nazionale nei primi decenni postunitari.
ANDREA ROMANO


DIEGO CARPENEDO, Cronache friulane. 1°: dal 1919 al 1925; 2° dal 1926 al 1939; 3° la seconda guerra mondiale; 4° dal 1945 al 1948, (2001-2004).

La quadrilogia di Diego Carpenedo, ingegnere ed ex senatore, riempie un vuoto nella storiografia locale. L'autore, armato di buona volontà e di aperti intenti divulgativi, volume dopo volume dischiude al lettore le principali vicende politiche, economiche, culturali e di costume vissute dalla provincia di Udine, che allora comprendeva anche il territorio oggi provincia di Pordenone, tra il 1919 ed il 1948. Grande e dichiarato ammiratore di Indro Montanelli e degli storici anglosassoni, vuole riconsegnare la storia nelle mani della gente comune, sottraendola ai paludamenti della storiografia accademica e militante, e si può dire che egli riesca nel suo intendimento: i quattro volumi, dalla prosa facile e scorrevole, ricchi di immagini d'epoca e di riproduzioni di documenti d'archivio, si segnalano per chiarezza e concretezza espositiva e permetterebbero, specialmente ad un pubblico di studenti delle superiori, che dovrebbero dedicare l'intero quinto anno al '900, di farsi un'idea della nostra terra in quegli anni e di rigettare con compiaciuto stupore il luogo comune della inutilità e della noia della storia. Divulgazione e qualità non si escludono a vicenda.
ANDREA ROMANO


GUERRINO ERMACORA, Il centurione (2003), pp. 237.

Guerrino Ermacora è un narratore provetto. Insegnante di religione in una scuola della provincia di Pordenone, ha al suo attivo diversi romanzi, tra cui meritano di essere citati La voce delle pietre (Paoline Editoriale Libri, 2000) e Terra di uomini - gli ultimi giorni del patriarca Bertrando (La Nuova Base, 2001). Dotato di una agguerrita preparazione filologica, profonde il suo talento nei romanzi storici, di cui Il Centurione è l'ultimo edito. È una storia di ferro, fuoco, amore, viaggi al tempo di Giulio Cesare, dalla conquista della Gallia alla guerra civile, da Aquileia, terra natale del centurione Accio Planco Castidio, ad Alesia, roccaforte di Vercingetorige, ad Alessandria, rifugio dei Pompeiani. La guerra si alterna con le relazioni sentimentali del protagonista con le donne da lui amate: Lollia, fanciulla del paese, sua moglie ideale, stroncata della crudeltà di un matrimonio imposto, Domizia Elvia Plancidina, raffinatissima romana d'alto rango, Gerbetobriga, misteriosa e conturbante fanciulla gallica, che, pur mandata per ucciderlo, gradualmente cede alla passione. Ed ancora Cleopatra, amore di Cesare, l'ancella Carmione ed altre… I classici "di guerra" del ginnasio rivivono e ci rammemorano l'eternità del loro messaggio.
ANDREA ROMANO